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Il peso di non essere un 10

Leandro Paredes è stato dipinto come l’erede di Riquelme al Boca per poi affermarsi invece come centrocampista centrale dell’Argentina campione d’America.

Essere un erede non è facile. Non è un compito per tutti. Crescere con il dito puntato di chi ti dice che sei “il successore dell’ultimo 10 Argentino” può rovinarti la carriera ancor prima di iniziarla.
Leandro Paredes aveva 16 anni quando debuttò con la prima squadra del Boca. Ma da tempo circolava una voce per i corridoi della Bombonera: lui è l’erede di Riquelme.

 

La sua prima partita con il Boca risale al 6 novembre 2010. L’allenatore “el Chino” Batista (che quel giorno sostituiva in panchina lo squalificato Borghi), lo butta nella mischia a sette minuti dalla fine di una partita che il Boca avrebbe finito per perdere contro l’Argentinos Juniors.

Leandro Facundo Paredes non avrebbe mai potuto affermarsi in quel Boca. Giocava nella stessa zona di campo occupata da Juan Román Riquelme. Ed essere all’ombra di una leggenda, soprattutto per un adolescente che fa ancora fatica a trovare spazio e continuità di rendimento, è stato controproducente. La voglia di fare e di dimostrare lo hanno portato a strafare fino ad un infortunio rimediato in allenamento che lo costringe ad uno stop di 6 mesi proprio quando cominciava a farsi notare.

Enganche o Volante? Numero 10 o numero 5?

Dal 2011 al 2014 Paredes con il Boca riesce a collezionare 28 presenze (ma solo in 3 occasioni ha giocato una partita intera) segnando un solo gol.
Il suo amico Riquelme gli mandava dei messaggi via sms dopo ogni partita: si congratulava con lui per le cose buone e gli diceva in cosa doveva migliorare.
Il ragazzo stava imparando e Riquelme se lo coltivava.

Ma, quello che doveva essere l’erede del talento di Riquelme, ha solo 20 anni quando lascia il Boca certificando il fallimento di quella etichetta che si portava dietro.

La sua ultima partita è una sconfitta in tutti i sensi. Nel passivo di 3-2 contro l’Arsenal di Sarandi, Riquelme si fa male dopo soli 14 minuti. Si ferma fa una smorfia ed alza il braccio guardando la panchina dei sostituti. E’ l’ultima immagine di Riquelme con la maglia del Boca e tutti avevano immaginato questo momento con un’aurea più romantica: Riquelme che esce abbracciando il suo erede con un suggestivo passaggio di consegne. Invece Riquelme esce in barella, Paredes entra a testa bassa e dopo pochi mesi ha la maglia del Chievo Verona addosso dove è finito, per cavilli burocratici, prima di approdare alla Roma.


La squadra giallorossa investe infatti quasi 5 milioni di euro per comprare un enganche, il classico ruolo di centrocampista offensivo, di un 10 che lega i reparti.
Insomma la Roma stessa è convinta che sta investendo sul Nuovo Riquelme. Nel tentativo di coltivarsi in casa quel 10 argentino che nel giro di qualche anno andrebbe a sostituire il vuoto che lascerà un certo Francesco Totti.

Ma è all’Empoli che Paredes ha smesso di essere un equivoco tattico per diventare un centrocampista centrale moderno.

Marco Giampaolo nella stagione 2015/2016 si ritrova questo diamante grezzo ed incompreso. Il tecnico ha saputo sperimentare su Leandro Paredes mettendolo davanti alla difesa e svestendolo da tutte le etichette. Ha consegnato la sua classe al ruolo del “5” togliendogli i compiti del “10” e, l’argentino si è calato nel ruolo come se fosse la sua posizione naturale.

E’ qui, nella provincia italiana che nasce la leadership tattica di questo giocatore che è diventato oggi un regista ideale.

Sa dare i giusti ritmi alla squadra abbinando caratteristiche tecniche che lo fanno eccellere in quella posizione nel calcio moderno.

La qualità dei suoi passaggi e la grande visione di gioco gli consentono di vedere calcio dove gli altri non vedono niente (proprio come faceva Riquelme).

Sa giocare indistintamente in orizzontale ed in verticale oltre che negli spazi stretti per scardinare il pressing avversario, sbrogliando con invidiabile facilità situazioni apparentemente rischiose.

Paredes è un paradosso del calcio. Anni dopo, quel ragazzo che sembrava destinato a diventare l’erede di Riquelme è finito invece per essere quello di Mascherano nella Nazionale argentina.

Tutto è cambiato ma una cosa è rimasta: quel rumore di fondo di coloro che urlavano “non era all’altezza“. Ma lui, basando il suo calcio sulla comprensione dello spazio e del tempo, ha ammutolito tutti.

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