E’ una notte d’inverno nella periferia di Buenos Aires dove un ragazzo di appena 17 anni piange all’aria aperta sotto un albero:
“E ora come lo dico a mio padre?”
Guardata così, potrebbe essere l’angoscia di qualsiasi bambino in una qualsiasi notte e per qualsiasi motivo, ma è invece la reazione di un giovane prodigio ad una decisione insolita.
Era il pianto soffocato con cui Diego Armando Maradona concluse quel 19 maggio 1978, quando l’allenatore della Nazionale, Cesar Luis Menotti, gli disse che non lo avrebbe inserito nei giocatori che avrebbero preso parte (vincendolo) al Campionato del Mondo di Argentina ‘78. Mancavano 12 giorni al torneo.
Di quell’immagine, di quelle lacrime nascoste di Maradona, non ci sono video o fotografie, ma ci sono testimoni come ad esempio il giornalista Carlos Ares che nel suo libro Vivir en los medios ci racconta così l’episodio:
“Quel giorno rimasi a cena nel ritiro dell’Argentina e quando lasciai i locali, da solo, era buio, faceva molto freddo e sentii qualcuno piangere. Voltandomi ho visto l’immagine più forte che io possa ricordare: era Maradona, seduto accanto a un albero che piangeva inconsolabilmente e che mi parlava gridando: “Come lo dico a mio padre?” Ha detto che non avrebbe mai perdonato Menotti “.
Quella è un’immagine di Maradona che sta a metà strada tra altre due immagini iconiche del Pibe de Oro, ovvero quelle che abbiamo visto decine di volte e che sono separate da 16 anni.
Se Diego nel 1970 era un ragazzo che diceva che il suo sogno era di giocare e vincere la Coppa del Mondo, nel 1986 era l’eroe della patria dopo il mondiale vinto in Messico; quello del 1978 è invece l’anello mancante, è il Diego impotente.
Di quella notte ricorderà lo stesso Maradona nella sua biografia, “Io sono il Diego della Gente”, confidando uno dei segreti della sua carriera:
“Lì, quando ero fuori dalla lista dei 22, ‘perché ritenuto molto giovane’, ho iniziato a rendermi conto che la rabbia era un carburante per me”.
Diego aveva 17 anni. Con l’ Argentinos Juniors aveva debuttato 19 mesi prima, nell’ottobre del 1976, e aveva già collezionato oltre 60 partite e 23 gol nella Prima Divisione Argentina.
Ma c’erano due Maradona prima dei Mondiali del ‘78. C’era il bambino prodigio dell’ Argentinos Juniors, che annunciava la comparsa di un fenomeno. E poi c’era quello della Nazionale, che per Menotti era solo un pezzo di ricambio.
Fino al periodo precedente il Mondiale, Maradona aveva giocato solo quattro volte in Nazionale, sempre in amichevole e solo una volta da titolare perciò era chiaro che non faceva parte della struttura centrale nella squadra di Menotti.
Addirittura 3 di queste presenza si riferivano al 1977 quando Diego aveva 16 anni: il debutto contro l’Ungheria, a febbraio alla Bombonera, negli ultimi 25 minuti, più altre due amichevoli contro il Paraguay nell’agosto di quell’anno.
Il 19 Aprile 1978, l’Argentina gioca un’amichevole in casa alla Bombonera contro l’Irlanda. Mancano solo 30 giorni al quel fatidico 19 maggio e Diego entra nel finale di partita. Tutto lo stadio aveva cantato ed invocato il suo nome fin già dall’inizio del secondo tempo. Menotti non aveva ceduto alla spinta popolare che adorava Maradona, facendolo per l’appunto entrare in campo quando ormai il sipario della partita era sceso ed arrabbiandosi duramente con i giornalisti che a fine partita gli chiedevano di Diego: “Maradona entra quando mi sembra che sia il momento giusto e non quando lo chiede la tribuna”.
Un mese dopo arriva il giorno della decisione, il 19 maggio: quel giorno, Menotti ha dovuto tagliare tre giocatori dai 25 che aveva pre-convocato consegnando la lista definitiva.
L’ultima chiamata contro il tempo di quella lista di 25 nomi era stata quella di Norberto Alonso. Le testimonianze del tempo sottolineano che c’erano delle pressioni incrociate per la sua convocazione così come per quella del portiere Fillol entrambi fuori fino a quel momento dal radar di Menotti. Si parla di alcune interferenze e pressioni fatte dal regime militare di Videla che aveva incaricato l’ammiraglio Lacoste dell’organizzazione del campionato del mondo di calcio con l’intento di mostrare una faccia diversa dell’Argentina agli occhi del mondo.
Con l’arrivo di Alonso, Menotti aveva quattro alternative per il ruolo del 10. Oltre a Maradona ed Alonso c’erano Ricardo Julio Villa e José Daniel Valencia. Quest’ultimo era il 10 del Talleres de Córdoba che sembrava avere un ulteriore vantaggio rispetto agli altri in quanto Menotti lo considerava una sua scoperta avendolo allenato e lanciato anni prima nel Ginnastica di Jujuy. Inoltre Villa e Valencia erano quelli che con Menotti avevano giocato di più mentre sia Maradona che ovviamente Alonso avevano poche apparizioni.
Maradona conosceva lo scenario che lo circondava: il tecnico lo ammirava ma non faceva di tutto per tenerlo con sé ed i fan, anche se già lo acclamavano, non esercitavano un clamore popolare. La notte prima, lo scopritore di Diego, Francis Cornejo, andò nel ritiro della nazionale per visitare il ragazzo che stava iniziando a percepire ciò che lo attendeva. Lo trovò nella sua stanza: Maradona stava piangendo. Il giorno dopo, al mattino, Menotti ha anticipato i nomi ai suoi giornalisti di fiducia. E nel pomeriggio si unì alla squadra nel cerchio centrale del campo e annunciò: “Quelli che rimangono fuori dai 22 sono Bravo, Maradona e Bottaniz”.
Maradona nella sua biografia ci scrive che solo Luque e Gallego gli si sono avvicinati per dirgli una parola di conforto: “…loro e nessun altro. A quel tempo (gli altri giocatori) erano troppo grandi per parlare con un ragazzo… “
È divertente ma, nei mesi precedenti la Coppa del Mondo del 2014, cioè 36 anni dopo quel 19 maggio 1978, Bravo e Bottaniz ricordano quel pomeriggio in modo diverso. Mentre il primo riferisce che Menotti abbia in primis elencato i 22 giocatori che avrebbero giocato la Coppa del Mondo e poi dettagliato i tre che erano rimasti esclusi, Bottaniz assicura invece che sia avvenuto il contrario e che l’allenatore abbia annunciato solamente i nomi dei 3 esclusi.
Bottaniz ha deciso di rimanere comunque con la squadra durante il torneo continuando addirittura ad allenarsi come se fosse parte dei 22 ufficiali. Bravo racconta di aver passato quella notte insonne nella sede del ritiro attanagliato dalla tristezza e poco prima di andare il giorno dopo ha avuto il tempo di avvicinare Diego per dirgli “Hai 17 anni e giocherai molti Mondiali. Io di anni ne ho 27 anni e non so se arriverò al prossimo”.
La cosa divertente è che sia Bottaniz che Bravo non avrebbero mai più giocato in nazionale neppure in amichevole. Diego, d’altra parte, avrebbe disputato 4 edizioni della Coppa del Mondo: Spagna 82, Messico 86, Italia 90 e Stati Uniti 94. Ma niente in quel momento riusciva a consolarlo.
Appena due giorni dopo l’annuncio di Menotti, domenica 21 maggio, Maradona era abile ed arruolato per la partita che l’Argentinos Juniors gioca contro il Chacarita e valida per la 15ma giornata del Campionato Metropolitano. Malgrado la sua giovane età, il 10 quel giorno ha voglia di rivincita e se la prende: l’Argentinos vince 5 a 0 una partita in cui Diego segna due gol e si procura un rigore poi trasformato da un compagno. In quella partita, il difensore avversario Hugo Pena (che sicuramente in quell’occasione non ha passato una bella giornata) dice a Diego qualcosa di simile: “Se non fosse perché ho un’altra maglia, festeggerei con te tutti i gol che stai facendo e stai certo che vivrai molte altre coppe del mondo”.
Nello spogliatoio, dopo quella sua straordinaria prestazione – fatta con la rabbia come carburante – Maradona ha detto: “Oggi non è una rivincita per me. Assolutamente no. Il signor Menotti ha ritenuto che fossi io la quarta scelta nel mio ruolo e di conseguenza sono fuori dai 22. Rispetto la sua posizione perché è il tecnico, ma ciò non significa che la condivido. Quando mi hanno detto che ero fuori, mi ha fatto molto male”.
Accanto a lui il presidente dell’Argentinos, Prospero Cónsoli, pensava di più al suo portafoglio mettendo in evidenza più che le doti del Pibe quella che invece poteva essere una perdita finanziaria per il suo club: di quella che avrebbe dovuto essere una perdita finanziaria per il club: “Come può un giocatore come lui essere escluso dalla Coppa del Mondo? Questo ci ha colpiti tutti. Sia lui che il Club poichè c’erano persone esterne che lo stavano visinando. Mancando il Mondiale occorre ora organizzare un altro tour internazionale per metterlo in vetrina e pensare di venderlo”.
Menotti, dal canto suo, in quel momento non ha dato spiegazioni particolari sull’esclusione di Maradona “Non le ho dati ai giocatori e non li renderò pubblici neanche ai giornalisti”.
In seguito, tuttavia, il tecnico spiegò che alla vigilia del torneo aveva bisogno di persone con più esperienza ed in condizione psicofisica ottimale. Ma oltre alle questioni calcistiche c’è chi ancora oggi tira fuori una motivazione legata al forte ego di Maradona che, sebbene diciassettenne, aveva già una brillante individualità che andava fuori tema con il concetto di Gruppo che Menotti intendeva.
Diego visse sugli spalti del Monumental due partite di quella Coppa del Mondo, contro l’Italia e la finale contro l’Olanda. Ha anche inviato un telegramma di congratulazioni alla squadra e, per celebrare il titolo, è salito sul camion del suocero sfilando per le strade di Buenos Aires. Il ragazzo non stava più piangendo e stava invece preparando la sua vendetta come la storia ci racconterà.
Ho conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.
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