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Perchè Messi è come Mick Jagger dei Rolling Stones

L’arrivo di Messi a Parigi ha confermato come attorno al suo nome si muovono le masse, con una capacità di radunare le persone, da solo, ovunque vada.
Una capacità che solo i più grandi hanno.

È una rockstar, un frontman esplosivo davanti ad un pubblico, eppure silenzioso nella vita normale.
Messi è uguale a dieci Rolling Stones tutti insieme sullo stesso palco. Un calciatore simile ad un festival capace di unire insieme diversi generi musicali. Può piacerti per come suona o per come è. Può piacerti perché non si arrende o perché ogni anno guida ed incide in tutte le varie fasi del gioco. Può piacerti quando ride o quando piange perché entrambe le espressioni sono naturali. “Parla in faccia”, ripetono spesso le persone che lo conoscono.

Oggi è forse il più grande idolo mondiale del calcio e probabilmente anche lui non immaginava di essere tale finchè non abbandona il suo territorio catalano.

Capitano a modo suo – ragazzo normale con gambe da supereroe

Ha perso una finale di Coppa del Mondo con un gol di Gotze che gli ha chiesto una foto dopo la partita.
Ha esordito al PSG e non appena l’arbitro ha fischiato la fine della partita, tre rivali gli si sono avvicinati per salutarlo e porgergli la maglia, o chiedere una foto ricordo.
È un capitano con un suo stile preciso. “Oltre ad essere il numero uno, Messi genera nell’ambiente un abbassamento della linea dell’umiltà e della perseveranza. Eravamo abituati a un diverso tipo di leadership. Ma la discrezione va valorizzata in una persona”, ha detto Sebastián Beccacece, ex assistente di campo di Jorge Sampaoli in Nazionale, nel libro “Messi, il genio incompleto” di Ariel Senosiain.

Un leader che guida con l’esempio piuttosto che con la parola. Scende dall’aereo e si allena. Insieme a Mascherano e a tutta quella bella nidiata di compagni con cui è stato capace di raggiungere qualcosa che non accadeva dai tempi di Maradona negli anni 80 [la finale di un Mondiale].
La nazionale così avara di vittorie per lui, eppure una priorità, sia quando si tratta di un’amichevole o di una partita ufficiale.
Nell’agosto 2020 Lisandro Martínez aveva condiviso con Messi solo una partita amichevole contro il Venezuela. Lo ha conosciuto per qualche giorno ma in un’intervista al quotidiano La Nación quando gli hanno chiesto del capitano non ha avuto dubbi: “Un crack in tutti i sensi. Ha un’incredibile umiltà, è sempre al tuo fianco, è calmo, è un leader. La verità è che è un fenomeno dentro e fuori dal campo”, ha risposto.

Rodrigo De Paul, in un’intervista ad Arroban nel 2016, ha detto che quando erano compagni di squadra al Valencia, Nicolás Otamendi gli aveva raccontato cose sul Messi capitano, che glie lo hanno fatto amare ancora di più. Ma non poteva renderle pubbliche se il protagonista stesso non le raccontava.

Oggi che lo ha come compagno in nazionale e lo conosce intimamente; dice di lui “quando hai Messi come tuo capitano, andresti in guerra per lui se te lo chiedesse”. Ecco perché l’ultima goccia di energia che aveva in corpo, De Paul, l’ha risparmiata per un ultimo abbraccio al suo capitano quando l’Argentina ha vinto contro il Brasile l’ultima coppa America.

Ma le gesta di Messi fanno rumore quando sono fatte in silenzio. Dal pagamento degli stipendi dovuti ai dipendenti dell’ AFA (ai tempi del commissariamento) fino al più recente accordo con il Barcellona per ridursi lo stipendio insieme ai compagni a patto di non licenziare i dipendenti del Club in epoca di Pandemia da covid19 nel 2020.

Messi è un ragazzo normale con gambe da supereroe. “Non molto espressivo, sembra essere poco carismatico per chi non lo conosce, ma in verità seduce chi lo circonda con la sua semplicità. Messi è un genio e allo stesso tempo un uomo comune. Così come Superman anche lui è molto a suo agio nella versione Clark Kent “ (cit. di TyC Sports).
È un ragazzo di Rosario che organizza feste in Europa ed invita artisti latinoamericani come se fosse una rockstar: lo ha fatto in occasione dello spettacolo che gli ha dedicato il Cirque du Soleil a Barcellona nel 2019. Prima di entrare fa lasciare fuori i cellulari dei suoi ospiti perché non gli interessa avere foto o video di quello che accadrà a quella festa. Che non è niente di folle, ma è familiare, intimo e divertente.

Messi è più argentino del primo album di Gustavo Cerati con i Soda Stereo

È andato a vivere a Barcellona all’età di 13 anni e continua a guardare alle sue origini di Rosario.
Oggi la sua nuova squadra è guidata da un uomo di Santa Fe come Mauricio Pochettino che aveva già giocato nel PSG nel 2001 e gli racconta cosa sono i tifosi di Parigi.
Messi è il più umile dei migliori. Chi ha già giocato con lui sogna di averlo di nuovo come compagno. Di María, avendolo con se ogni giorno sta realizzando un sogno al PSG. Per questo sorride come un ragazzino mentre si fanno una Coca Cola nei primi allenamenti a Parigi.

“Ho la stessa illusione di quando ero un bambino”, ha dichiarato Messi a 34 anni durante la conferenza stampa di presentazione.

Anche Neymar sognava di essere di nuovo insieme nella stessa squadra con Messi.
Insomma sembra che tutti quelli che lo hanno conosciuto smaniano dalla voglia di giocare nuovamente con lui e non perché sia il più forte al mondo ma perché è un trascinatore vero a quanto pare. Visto da fuori non si direbbe ma sono tante ormai le testimonianze in questa direzione.

Messi può inserire condizioni da rockstar quando firma un contratto ma chiede garanzie per mettere l’Argentina come sua priorità.
Va in vacanza e indossa ancora i vestiti dell’Albiceleste. Esce sul balcone di Parigi con lo maglia dell’Argentina come se fosse ancora al Maracana a festeggiare la Coppa America.

Ha lasciato il Barcellona piangendo senza ricevere grandi dimostrazioni di affetto. Maradona, colui che vedeva sempre tutto prima degli altri, aveva già anticipato che Messi sarebbe andato via a malo modo dal Barca, come successo a tanti altri idoli blaugrana. Maradona, quando lo presentarono al Napoli, dichiarò che i dirigenti del Barcellona “sono come la peste, bisogna vaccinarsi contro di loro”. Come il Napoli con Diego, anche il PSG ha abbracciato Lionel e lui ha ricambiato il sorriso.

Mi piace pensare che a Parigi indossa il numero 30 perché vale 3 volte il numero 10. Messi è come Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, che dà ritmo dal fondo del palco alla band e come lui fa esplodere gli stadi. Appare a suo agio, felice, con un’immagine di sé tranquillo e distaccato nella vita normale, ma quando la palla inizia a rotolare si trasforma in Mick Jagger. Messi fa ballare e cantare le folle.

Ad un’età che potrebbe essere quella della discesa agonistica, lui, è ancora in ascesa.

I Rolling Stones iniziarono a registrare forse il loro miglior album Exile on Main Street nel 1971 proprio nel sud della Francia. Cinquant’anni dopo a Brest, Lionel Messi inizia il suo percorso al PSG.  Nel 2022 la rinascita della band britannica compie 50 anni e forse il miglior Messi è quello che verrà e sta cominciando a comporre la sua musica per l’album che presenterà dal vivo ai Mondiali in Qatar.

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