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Il coraggio e l’illusione

Nei primi anni del 2000, il Villareal è stato uno dei club che è riuscito a consacrarsi come uno dei più sorprendenti della storia, riuscendo in pochi anni a passare dalla seconda divisione spagnola fino ad essere protagonista in Europa. Una squadra dalla forte impronta sudamericana capitanata da colui che a distanza di tempo è ancora un idolo indiscusso: Riquelme è osannato da tutta Villareal, una città di poco più di 50.000 abitanti che ha esordito per la prima volta nella Liga solo nel 1998 per poi vivere, da lì a poco, gli anni più belli della sua storia.

La svolta arriva nel 2004 quando il club ha ingaggiato Manuel Pellegrini, all’epoca allenatore in rampa di lancio e proveniente dal River Plate. Quella è una splendida stagione culminata con il terzo posto nella Liga che garantisce la qualificazione alla Champions League.
La squadra aveva giocatori come: Mariano Barbosa, Gonzalo Rodríguez, Juan Manuel Peña, Rodolfo Arruabarrena, Juan Pablo Sorín , Marcos Senna, Santi Cazorla , Juan Román Riquelme , José Mari, Diego Forlán , Guillermo Franco, tra gli altri.

La cavalcata del Sottomarino Giallo alla coppa delle grandi orecchie comincia con il preliminare dove ha eliminato l’Everton prima di qualificarsi al primo posto del proprio girone davanti a Benfica, Lille e Manchester United. Negli ottavi di finale hanno battuto gli scozzesi dei Glasgow Rangers scozzesi mentre nei quarti di finale hanno sconfitto l’Inter in una corrida, con caccia all’uomo finale,che ha spalancato le porte della semifinale già alla prima partecipazione degli spagnoli.

Il Tabellone regala una semifinale di grande fascino contro l’Arsenal di Arsène Wenger, che nel frattempo aveva fatto fuori Real Madrid e Juventus e che vantava una rosa ricca di campioni come: Kolo Touré, Sol Campbell, Gilberto Silva, Alexander Hleb, Cesc Fàbregas , Robert Pirès , Fredrik Ljungberg, Dennis Bergkamp , Robin van Persie e Thierry Henry.

Nella partita di andata, giocata ad Highbury Park, gli inglesi vincono con il minimo scarto (1-0) lasciando tutto in bilico per la partita di ritorno che si gioca in un Madrigal colmo di gente e carico di entusiasmo nella speranza di ribaltare risultato e pronostico.

L’ultima immagine che ho di quella partita è la telecamera che inquadra il presidente del Villareal mentre crolla piangendo così come fa in realtà tutto lo stadio. E non erano lacrime di gioia.

Tutto questo mentre Riquelme fugge nella pancia dello stadio quasi a volersi rifugiare nel bunker di uno spogliatoio. Lui che è stato in grado di far sognare, con il suo gioco ed i suoi gol, un’intera comunità si sente come se li avesse traditi anche se nessuno di loro si sentiva tradito.

Il dolore finale fa da contro altare all’entusiasmo ed alla speranza di inizio partita. Quel Villareal è un Davide che non è riuscito a battere un Golia.

La partita si era trascinata in apnea senza grandissime occasioni anche se con tanti applausi e commovente partecipazione. Si percepiva che il muro dell’Arsenal era invalicabile fino a quando, ormai all’88° minuto, un ingenuo Clichy atterra José Mari in area e l’arbitro fischia il rigore.

Riquelme sa che quello è il suo momento. E’ il leader tecnico di quella squadra e come tutti i condottieri il suo destino è quello di caricarsi la responsabilità delle azioni.
Nel bene e nel male è da lui che dipende la gloria o la sconfitta.
Nella preparazione di quel calcio di rigore la pressione è enorme. Riquelme prende il pallone e lo esorcizza con un bacio che però lo tradirà.

Calcia un tiro a mezza altezza sul quale a Lehmann è bastato indovinare l’angolo per pararlo.

Rimane l’illusione di aver potuto accarezzare il ribaltone, così come rimane il coraggio di Riquelme che si è preso quella responsabilità.

Nel 2021 Riquelme ha ricordato quella Champions League in una reunion con i protagonisti di quel Villarreal dicendo: “Non ho mai più visto quel rigore , l’ho portato con me per sempre senza riuscire a dimenticarlo”

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