Non conosco nessun Paese dell’America Latina che non abbia una rivalità con qualche suo vicino… E’ un qualcosa di insito nel temperamento e nella natura latina e non lo troveremo così acceso in nessun’ altra parte del mondo.
Le dispute tra Argentina e Cile storicamente iniziano già all’epoca dell’invasione Spagnola ed arrivano ideologicamente fino a i giorni nostri.
Come tutte le rivalità di questo tipo non c’è una ragione concreta che la giustifica.
In epoca recente i rapporti tra cileni ed argentini si inaspriscono nel 1982 quando Il Cile di Pinochet non perse l’occasione di fare uno sgarro ai vicini dando appoggio logistico ai Britannici , durante il confronto bellico che era in corso tra Argentina e Gran Bretagna passato alla storia come Guerra delle Malvinas ( o Falkland).
In un continente dove lo sport non è solo un gioco, Argentina e Cile hanno sempre un buon motivo, se vogliono, per portare una competizione sportiva sul piano emotivo dell’ orgoglio nazionale.
La battaglia de los Sillazos è il nome con cui è conosciuto l’incontro di tennis tra Cile ed Argentina giocatosi a Santiago nel 2000 e valido per le semifinali del Gruppo I Zona Americana della Coppa Davis.
La serie di incontri era in programma dal 7 al 9 aprile all’O’Higgins Park Dome e quella era la sedicesima volta, in 100 anni di storia della Davis, che le due nazionali giocavano il derby delle Ande. La posta in palio questa volta era il passaggio agli spareggi per accedere al World Group e, nella classica formula della Davis, prevedeva un calendario di 5 match spalmati in 3 giorni.
In realtà non si arriverà mai al secondo giorno di partite poiché, la squadra Argentina, decide di ritirarsi dopo che il pubblico cileno si rende protagonista dei disordini che la stampa dell’epoca battezzerà come “il più grande scandalo nella storia della Davis oltre che del Tennis Cileno”.
Il Calcio sullo sfondo
Quel 7 Aprile, primo giorno di Davis, ci sono 12.000 cileni che accolgono a tutto volume i rivali argentini fischiandone rabbiosamente l’inno nazionale.
Solo pochi giorni prima si era infatti giocato a Buenos Aires il derby valevole per le qualificazioni al Mondiale 2002 di calcio. L’Argentina si era imposta con un sonoro 4-1 inguaiando il cammino della nazionale cilena ma soprattutto gli argentini non avevano perso l’occasione per deridere gli eterni avversari.
Ecco perché il pubblico di Santiago invade il palazzetto dello sport aspettandosi di ottenere sul campo e con il tennis la rivincita sportiva, mentre sugli spalti e con il tifo la vendetta d’onore.
Il Palazzetto O’Higgins sede dell’evento
La federazione cilena opta di giocare sul cemento per mettere in difficoltà la squadra Argentina che è invece più a suo agio sulla terra rossa. Viene perciò scelto il Palazzetto dello Sport ubicato all’interno dell’enorme Parque O’Higgins nella capitale di Santiago.
E’ infatti l’unica struttura ad avere campi in superficie veloce ma, allo stesso tempo, da ormai un ventennio era abbandonato all’incuria ed al degrado successive ad un’opera di ammodernamento mai terminata. Proprio per questo una parte della gradinata non aveva nemmeno i seggiolini e, non essendoci il tempo di montarli, si decide di portare delle comunissime sedie di plastica, per non ridurre la capienza e che diventeranno poi protagoniste.
Un altro particolare da non sottovalutare, quindi utile per leggere bene l’ambiente in cui si svolge questa storia, è lo sponsor dell’evento: una nota marca di birra sudamericana.
Si regalano pinte di bollicine ed alcool a tutto il pubblico, contribuendo così a calientare gli animi... Infine la sottovalutazione del rischio da parte della federazione cilena fece il resto: vi era infatti un numero davvero esiguo di agenti di sicurezza anche perché, fino ad allora, non si erano mai verificati incidenti nelle partite di Coppa Davis disputatesi in Cile
La Rissa Annunciata
La prima partita è il preludio a quanto sarebbe successo quel pomeriggio del 7 Aprile. Marcelo Rios, tennista cileno già nella top ten ATP, si sbarazza abbastanza agevolmente di Hernan Gumy.
Il risultato di 3 set a 1 è accompagnato dal continuo rumore di fischi e da un crescente clima di tensione che dagli spalti si indirizzano verso tutta la squadra argentina.
Il pubblico è completamente esaltato mentre la birra contribuisce a caricare ulteriormente gli animi facendo così succedere i fatti durante il secondo match, quello tra Nicolás Massú e Mariano Zabaleta.
Quello che nel tennis, solitamente, è un pubblico radical chic, si trasforma in una frangia da barra brava e quando l’argentino Zabaleta si aggiudica il tie break del terzo set portandosi avanti 2-1, per la prima volta comincia a piovere di tutto in campo.
La situazione, apparentemente, rientra e si riprende a giocare. Ma solo per pochi game.
L’argentino Zabaleta è avanti 3-1 nel quarto set quando il giudice di sedia chiama un penalty point nei confronti del cileno Massù assegnando il punto del break all’argentino.
E’ l’inizio della battaglia: in campo arrivano monetine, bicchieri pieni di birra, bottiglie d’acqua e qualsiasi cosa che la gente avesse in tasca. In questo clima di confusione Zabaleta se la prende con un raccattapalle perché ha raccolto qualcosa da terra per nasconderlo.
Qualcosa arrivato dagli spalti: era un proiettile che il giovane cercava di occultare ma Zabaleta gli tira addosso, come gesto di stizza, la giacca della tuta. E’ la classica goccia che fa traboccare il vaso. Con questo gesto Zabaleta ottiene l’effetto di far arrabbiare ancora di più il pubblico che a quel punto comincia a lanciare le sedie.
Tutta la squadra argentina deve scappare via. La polizia prova a scortarla nel tunnel degli spogliatori e l’immagine delle sedie lanciate addosso agli argentini è destinata a fare il giro del mondo. Da qui la serie de los Sillazos (appunto le sedie).
Nitidamente si vede la gente lanciare con rabbia le sedie sugli atleti che si riaprano sotto gli scudi della polizia.
In questo caos viene colpito il padre dello stesso Zabaleta. Una ferita alla testa curata poi con 20 punti di sutura. Il tennista diventa una furia, cercando nei minuti successivi alla fuga di rientrare in campo con l’atteggiamento di chi vuole fare a botte con tutti i presenti. Viene fermato con impeto dalla polizia che a fatica lo riporta dentro, evitando di far peggiorare ancora di più una situazione ormai totalmente irrecuperabile.
Gli argentini vengono poi scortati fino all’hotel ed il bilancio finale è di 3 feriti, 5 arresti ed il bar del Palazzetto completamente distrutto.
Conseguenze
Lo scandalo era servito e la Federazione Internazionale di Tennis ha provato a salvare il salvabile. D’accordo con l’arbitro della partita, il dominicano Toni Hernandez, decise di giocare le quattro partite rimanenti, nello stesso posto ma senza pubblico e nei due giorni successivi. Succede però che il giorno dopo la delegazione argentina non si presenta.
Nessun Argentino lo ammeterà mai, ma citando un luogo comune che li etichetta : gli argentini pensano che tutto il mondo ce l’abbia con loro.
Forse proprio per questo, il CT della squadra dichiara che “non ci sono le garanzie di sicurezza per continuare a giocare”. Inoltre ha una perizia psichiatrica che dichiara lo stato di shock dei suoi giocatori, impossibilitati perciò a continuare a giocare in condizioni accettabili.
La decisione argentina porta l’arbitro a dichiarare il Cile vincitore della serie perché gli avversari non si sono presentati. Ma la FIT che nei giorni successivi apre un’inchiesta non decreterà ne vincitori e né vinti.
Entrambe le federazioni, Cilena ed Argentina, vengono sanzionate. Al Cile non sarà concesso di giocare la finale contro il Marocco per accedere al Tabellone Principale di Coppa Davis e soprattutto riceve il divieto di disputare partite casalinghe in Coppa Davis per due anni. All’Argentina viene invece commutata una multa di 25.000 dollari per essersi rifiutata di continuare il match a porte chiuse, andando di fatto contro la decisione dell’organismo internazionale.
Qualche mese dopo, nel settembre dello stesso anno fu organizzato un match di esibizione sempre a Santiago e chiamato Copa de la Amistad (Coppa dell’Amicizia) e che in qualche modo voleva cancellare dalla memoria la violenza che i cileni avevano esibito.
Oggi il vecchio Palazzetto dello Sport si chiama Movistar Arena ed ha 18.000 posti, tutti a sedere. Senza sedie di plastica 🙂
Ho conosciuto la “Veronica” di Zidane e rimasto stregato dal Superclasico di Buenos Aires . Seguo più gli eventi sportivi da divano che quelli mondani da drink in mano.
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